Campagna finanziaria Kverneland

Il pioniere dell’agricoltura di precisione ha centrato gli obiettivi di produzione e qualità

Ce lo aveva detto a maggio 2017: «Seminerò su 250 ettari mais e soia utilizzando l’agricoltura di precisione e il rateo variabile per semina, concimazione e anche il diserbo, dove la tessitura cambia in maniera evidente da un punto all’altro dell’appezzamento». Daniele Pavan di Buttrio (Udine) così ha fatto, e a febbraio 2018 può trarre le conclusioni dopo un primo anno di applicazione della “precisione con RTK”.

«Dopo che sono riuscito a mettere a punto per bene i sistemi elettronici e le tarature – ci racconta Pavan – tutto è filato liscio e sono molto soddisfatto di questo nuovo modo di fare agricoltura. Si razionalizza l’uso dei mezzi tecnici, azzerando tutti gli sprechi di sementi, concimi e agrofarmaci, dato che evitiamo le sovrapposizioni e le distribuzioni doppie o triple, otteniamo piante meno stressate e più produttive e sfruttiamo centimetro per centimetro la variabilità dei suoli. Infine i raccolti risultano anche più sani e quindi vengono valorizzati dagli acquirenti. Più soddisfatto di così non potrei essere».

Dalla minima lavorazione al rateo variabile

Pavan da anni applica le minime lavorazioni del terreno al posto delle arature con due attrezzature Kverneland, il Qualidisc per decomporre bene i residui colturali e il CLC per la preparazione del letto di semina. Il risultato è apprezzabile: «Grazie alla minima lavorazione – dice Pavan – la fertilità dei suoli è aumentata, viene trattenuta meglio l’umidità e la struttura è migliorata notevolmente. Lo si nota entrando in campo, perché sembra di camminare sulla gommapiuma».

La precisione, con il collegamento RTK e le dosi variabili, viene messa in campo grazie alla seminatrice Optima V, allo spandiconcime Geospread Exacta CL e alla botte per il diserbo Ixter 18, tutte attrezzature 100% Isobus di Kverneland fornite dal concessionario Dino Durì dell’Agriservice di Talmassons.

Gli effetti su mais e soia nel 2017

«La partenza rapida delle colture e la perfetta uniformità – sottolinea Pavan – grazie al rispetto assoluto degli investimenti prefissati, oltre che alle concimazioni equilibrate e al pacchetto diserbo-difesa completo ed efficace, in un’annata molto difficile anche per il Friuli, ci ha permesso di ottenere produzioni medie di mais, in terreni molto diversi, da 110 a 140 ql/ha di granella secca. Per la soia le medie sono state da 36 a 45 ql/ha, con punte massime anche di 60 ql/ha».

Le mappe di raccolta sono il punto di partenza

Il rateo variabile per semina e concimazione da dove parte?

«Dalle mappe di raccolta, che ormai faccio da moltissimi anni e che indicano nei vari appezzamenti le aree più fertili e quindi più produttive, dove posso spingere sull’investimento al metro quadro».

Due accorgimenti di agrotecnica che hanno avuto successo in un’annata difficile?

«Per la soia la sarchiatura, quando le piante avevano un’altezza di 15-20 cm, che permette un arieggiamento molto utile per il rizobio. Per il mais la concimazione in pre-semina con un prodotto a lenta cessione, che ha messo a disposizione l’azoto nei momenti più importanti per lo sviluppo delle piante».

Pavan indica la strada su cui tutti dovrebbero indirizzarsi

Pavan è un pioniere molto professionale e un grande innovatore per la sua zona, e per questo viene guardato con molta attenzione, ma anche con una certa dose di scetticismo dai colleghi. Si sa, ogni agricoltore ritiene di saperne sempre di più del vicino, ma in questo caso il successo così evidente delle coltivazioni gestite con le nuove tecniche applicate da Pavan nel 2017 hanno creato davvero tanto interesse, e chissà che anche in questa area così tradizionalista del Friuli gli agricoltori cominceranno a considerare che è l’ora, finalmente, di voltare pagina.

Roberto Bartolini

Roberto Bartolini

Laureato in agraria all'Università di Bologna, giornalista professionista dal 1987, ha lavorato per 35 anni nel Gruppo Edagricole di Bologna, passando dal ruolo di redattore a quello direttore editoriale. Per oltre 15 anni è stato direttore responsabile del settimanale Terra e Vita. Oggi svolge attività di consulenza editoriale e agronomica, occupandosi di seminativi e di innovazione tecnologica.



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