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Mais, 270 euro di reddito netto in più con minima lavorazione e dosi variabili

Mais, 270 euro di reddito netto in più con minima lavorazione e dosi variabili

Il mais in Italia è ai minimi storici per quanto riguarda la superficie coltivata e non ce lo possiamo permettere se vogliamo difendere la qualità delle nostre eccellenze agroalimentari. Il fabbisogno di mais delle varie filiere viene infatti coperto con un aumento preoccupante delle importazioni di prodotto che non sempre corrisponde alle caratteristiche di sanità richieste.

Come può cambiare il conto colturale

Ma il conto colturale del mais, così come abbiamo già scritto per il frumento (vedi articolo), può cambiare positivamente se si imbocca la strada dell’innovazione, sia nella preparazione del letto di semina sia nella distribuzione dei mezzi tecnici, sementi, concimi e agrofarmaci. I dati di questo percorso agronomico innovativo certificati dall’Università di Perugia provengono dall’attività 2018 svolta da Kverneland Group Academy nell’azienda Le Colombaie di Visano (Brescia) e meritano un’attenta valutazione da parte dei nostri agricoltori.

Dalla tradizione dell’aratura alla minima con coltivatori e strip-till

La base di partenza è l’agricoltura tradizionale, costituita da aratura ed erpicatura e distribuzione dei mezzi tecnici “a occhio”, cioè con guida manuale, messa in confronto con la minima lavorazione (con coltivatori e strip-till) abbinata a guida automatica, controllo automatico delle sezioni e distribuzione a dose variabile del seme di mais e del fertilizzante sulla base delle mappe del suolo.

La preparazione del letto di semina a strip-till con il Kultistrip di Kverneland.

Se si abbandona l’aratura, le produzioni aumentano

Come per il frumento anche sul mais, se si abbandonano le lavorazioni tradizionali preferendo la preparazione del letto di semina con un solo passaggio di coltivatori a dischi e denti come Qualidisc e CLC di Kverneland, le produzioni non ne soffrono affatto. Infatti i dati economici rilevati dal gruppo di lavoro del prof. Angelo Frascarelli dimostrano che su mais foraggero Dekalb DKC 6752, passando dall’aratura alla minima lavorazione, le produzioni aumentano di circa 1,5 t/ha. Questo è già un primo dato incoraggiant,e a confermare che se si utilizzano attrezzature giuste al posto dell’aratro e si segue un percorso colturale ben progettato, l’innovazione batte la tradizione.

La semina del mais con la seminatrice Accord Optima e-drive di Kverneland.

I risparmi sui concimi, sul gasolio e sul lavoro

Il passaggio da aratura con guida manuale a minima lavorazione con guida automatica, controllo delle sezioni con lo spandiconcime Geospread e l’applicazione delle dosi variabili, permette un significativo risparmio sul fertilizzante, pari a 48 euro/ha. Per quanto riguarda il consumo di gasolio, l’adozione della minima lavorazione rispetto all’aratura con guida automatica e dosi variabili (cioè il livello più alto di precisione applicato alla “ tradizione”) porta un risparmio di 27 euro/ha e lo strip-till di 34 euro/ha.

Anche per quanto riguarda le ore di lavoro impiegate, passare dall’aratura anche con il livello più alto di precisione e con le dosi variabili, alla minima lavorazione con dosi variabili, guida automatica e controllo delle sezioni, si risparmiano 35 euro/ha. In totale siamo a 110 euro/ha di risparmi solo per quanto riguarda concimi, gasolio e lavoro.

Il reddito netto vola in alto con l’innovazione

Il dato più sorprendente riguarda il reddito netto: 1012 euro/ha per la minima lavorazione con il livello massimo di precisione, contro 741 euro/ha con aratura abbinata a massimo livello di precisione. Anche lo strip-till si comporta molto bene, dal momento che con il livello massimo di precisione il reddito netto è pari a 914 euro/ha contro 741 euro/ha dell’aratura con livello massimo di precisione.

La precisione conviene anche se non si vuole smettere di arare

E se non si vuole smettere di arare ma si desidera applicare guida automatica, controllo delle sezioni e dosi variabili? Anche in questo caso la precisione al suo massimo livello porta a un aumento del reddito netto di 126 euro/ha. Dunque la conclusione anche in questo caso è che la redditività del mais ha ancora ampi margini di miglioramento, a patto che l’agricoltore non si fermi sulle posizioni del passato, quando aiuti europei e prezzi di mercato hanno frenato le idee innovative e il desiderio di investire.

Leggi i dati completi

Clicca qui per scaricare la presentazione con i dati completi del mais relativi alla Kverneland Group Academy.

fonte: Kverneland Group Italia

Kverneland Italia

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Kverneland Group è una multinazionale leader nello sviluppo, nella produzione e nella distribuzione di macchine e servizi per l’agricoltura.



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2 commenti

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  1. Beppe
    Beppe 6 Marzo, 2019, 20:26

    Buonasera Bartolini, ecco il quesito : ho dato un passaggio ai miei terreni, in provincia di Brescia, di sub tiller alla profondità di 40 cm, anche se non semplice da dire, tra quanti anni posso ripetere tale operazione? Tengo a precisare che i terreni sono di medio impasto. Grazie.

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    • Roberto Bartolini
      Roberto Bartolini 11 Marzo, 2019, 12:19

      Non ci sono regole fisse. Dipende dalle condizioni meteo dei prossimi anni e dal livello di calpestamento che ci sarà sui terreni. In media l’operazione si effettua ogni 3-4 anni. Cordiali saluti e grazie per averci contattato.

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